HIV : I PROGRESSI SONO STATI MOLTI, MA IL VIRUS NON DORME MAI.

Di Ivan De Stefano

Il termine sieropositività in medicina indica una risposta positiva a qualsiasi esame sierologico, ma oggi, nella lingua popolare italiana questo termine viene immediatamente assiociato all’infezione da HIV.
Coniata malattia del secolo nella fine degli anni 80, e procurando molte vittime, oggi grazie alla ricerca e alle terapie farmacologiche denominate “antiretrovirali”, si possono garantire alla persona affetta da HIV aspettative di vita soddisfacenti, classificando il virus come patologia cronica, le uniche discrasie rimangono su due aspetti fondamentali : il rischio di contagio, che secondo le stime non tende a diminuire e, la consapevolezza o il coraggio di sottoporsi al fatidico test, da parte delle persone che hanno rapporti sessuali a rischio.
In Europa molti individui sono affetti dal virus senza esserne consapevoli, causando il contagio ad altri individui , oltre ad entrare in contatto con la diagnosi in stato molto avanzato del virus.

A tal proposito, ho avuto il piacere di porre alcune domande al Prof. Giuseppe Cerasari, epatologo e infettivologo, con una lunga carriera da medico e ricercatore presso importanti strutture sanitarie italiane, tra cui IRCS Spallanzani e San Camillo Forlanini di Roma .

Professore, perche’ si parla sempre meno di HIV?

E’ vero , se ne sente parlare meno, anche perche’ grazie alla ricerca, rispetto agli anni 90, la scienza ha raggiunto obbiettivi molto importanti, creando farmaci efficaci, allungando tantissimo le aspettative di vita dell’infettato; ma comunque, almeno nel nostro paese si riscontrano ancora oltre 4000 casi l’anno di Hiv.
La disinformazione e l’inconsapevolezza di aver avuto rapporti sessuali a rischio sicuramente influsce tantissimo, specialmente sulle nuove generazioni che a fatica prendono coscienza di sottoporsi al test. Oltre all’impegno mondiale del 1 dicembre di ogni anno che, ricorda la sensibilizzazione al contagio del virus, dovrebbe sicuramente esserci una costante informazione anche nelle scuole, e alle fasce di età piu giovani. Spesso si arriva alla diagnosi in stato avanzato di malattia. Prendere in tempo coscienza della malattia, aiuta a prevenire il contagio ad altre persone, e naturalmente con l’aiuto delle terapie, a monitorare l’avanzamento del virus evitando la progressione in AIDS. Non dimentichiamoci che il malato di HIV e’ sicuramente piu’ soggetto ad infettarsi con altre malattie, una di queste, la tubercolosi, agente patogeno ancora molto presente. Oggi si garantiscono test molto rapidi ed in forma del tutto anonima. che vengono consegnati all’esaminato in busta chiusa.

La scienza ha iniziato alla fine degli anni 80 a sperimentare come test i farmaci antiretrovirali, ad oggi quali sono le aspettative?

Inizialmente come terapia farmacologica avevamo a disposizione un solo farmaco che allungava la vita di soli 3 mesi, poi dal 1997 abbiamo avuto a disposizione la triplice terapia antiretrovirale. Oggi il paziente trattato con i farmaci antiretrovirali ,e la carica virale azzerata, per i primi sei mesi non trasmette il virus; le aspettative di vita sono molto ampie,

e il paziente puo’ raggiungere uno stato di infezione cronica dormiente, con una qualità di vita soddisfacente.

Ma la nuova sfida scientifica, come già avvenuto per un altri virus, si pone davanti al fatto che, vedremo nei prossimi anni chi ha contratto il virus da HIV precedentemente, correre il rischio di comorbilità con altre patologie che si associano con il normale invecchiamento della persona. Infatti la scienza mondiale ha come obbiettivo entro il 2030 di bloccare definitivamente il virus.